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Miglioriamo l’autostima. Approfondimento e indicazioni per la cura con il paziente

Si può migliorare il livello di autostima e stare meglio.

Questo testo è stato scritto grazie al materiale della conferenza tenutasi il 17 novembre presso Panta Rei, (relatori dr. Nunzio Nasti e dr. Giancarlo Nazzareno) sul tema dell’autostima.

Cos’è l’autostima? Nel corso dell’incontro sono state individuate diverse definizioni ma quella che è emersa è: avere una buona autostima significa dare valore, significato a se stessi al di là dei propri pregi e difetti e dei propri successi e insuccessi in virtù della propria unicità e dignità e nel rispetto del valore/unicità altrui.

Su cosa riflettere con il paziente? Iniziamo con queste domande.

Quando sto completamente da solo, che cosa mi piace di me stesso?

Come si manifesta e in quale ambito si manifestano i miei problemi di autostima?

Che cosa deve succedere affinché io possa avere valore?

Devo avere qualcosa o qualche oggetto particolare per sentirmi una persona di valore?

Come mi devo considerare, vedere, come persona per considerarmi di valore?

Devo avere rapporti umani soddisfacenti per essere di valore?

Devo avere un bellissimo aspetto fisico per essere di valore?

Devo avere delle prestazioni particolarmente brillanti in qualche campo per considerarmi di valore?

Come mai voglio essere di valore? Qual’e’ la spinta, a motivazione profonda che mi fa anelare all’essere di valore?

Su questi punti è importante iniziare a rifletter per un processo di miglioramento dell’autostima.

E aggiungerei una riflessione sul locus of control ovvero dove cerchiamo le cause degli eventi (fuori o dentro noi). Ad esempio se le cause di un insuccesso le attribuiamo solamente a fattori interni a noi può essere un duro colpo per l’autostima. Una giusta calibrazione tra cause interne ed esterne (perché quello che accade non è tutta colpa nostra e neanche tutto colpa altrui, è una mescolanza tra le due) può portare a una percezione di sé più equilibrata quindi è una buona cosa per l’autostima.

Affinché possiamo lavorare sull’autostima è inoltre importante considerare il concetto di intelligenza emotiva.

L’intelligenza è correlata con le emozioni. Davanti a un leone provo paura e questa mi spinge ad agire quindi a scappare. Nell’approccio darwiniano alle emozioni si sostiene che le emozioni sono adattive.

Cos’è l’intelligenza emotiva? E’ la consapevolezza di sé, la capacità di gestire emozioni, essere ottimisti e sperare, capacità di essere empatici. Capacità di reggere alle frustrazioni.

Quindi il concetto di intelligenza emotiva è legato all’autostima.

L’autostima è consapevolezza di sé ed è molto legata alle emozioni.

La percezione di noi stessi infatti può essere un’emozione positiva o negativa o una via di mezzo.

Ma le emozioni sono tutte adattive? Perché ad esempio esiste la rabbia? Anche la rabbia come la paura ha un valore adattivo, in particolare di difesa. La rabbia aiuta a difenderci.

Importante anche il concetto di autoefficacia che è diverso dall’autostima. L’autoefficacia è strettamente legata alla prestazione di un compito e non a come mi sento rispetto quel compito (capace, non capace ecc, legato all’autostima). Anche l’autoefficacia è legata alle emozioni. L’ansia, ad esempio, se in giusta misura aiuta le prestazioni. Superando i limiti però ne interferisce. In assenza non si ha la giusta carica.

Riconoscere emozioni negative, esprimerle, elaborarle può aiutare a stare meglio. Inoltre è importante non confondere l’autostima con l’autoefficacia. Il sentirsi non in grado di fare un compito (autostima) non vuol dire non riuscire (autoefficacia)

Come si può aiutare il paziente a migliorare la propria autostima.

Nella conferenza è stato fatto riferimento all’arte socratica

“L’arte socratica”, significa:

Aiutare l’altro a trovare la “sua strada” e se stesso

Aiutarlo ad essere consapevole dei motivi delle sue difficoltà

Non essere interessato a giudicare l’altro (sospendere il giudizio) ma essere interessato a conoscerlo

Enfatizzare e fargli scoprire le sue risorse interne

Rispettare le sue convinzioni e i suoi valori (senza propinargli i nostri)

Accettarlo così come è in modo “quasi incondizionato” (accettarlo fino a quando non invade la mia libertà e non rispetta i miei diritti)

E (non per ultimo…), resistere al tentativo dell’altro di ottenere cosa che crea dipendenza

Per costruire la propria autostima

Intanto come detto sopra essere consapevoli di se stessi che significa: aver sviluppato una attenzione su di sé che si libra imparziale, conoscenza accurata dei propri punti di forza e dei propri limiti, sapere quale emozioni stiamo provando e perché, conoscere il legame fra i propri sentimenti e ciò che pensiamo, facciamo e diciamo, riconoscere il modo in cui i sentimenti influiscono sulle proprie, prestazioni, consapevolezza dei propri valori e obiettivi, dalla quale ci lasciamo guidare.

Siamo sulla terra e facciamo quello che possiamo. E’ necessario riconoscere e ridurre la discrepanza tra il Sé reale e il Sé ideale. A volte si vuole aderire a un Sé ideale troppo perfetto, cosa umanamente impossibile, e si vive male la discrepanza intaccando la nostra autostima. E’ necessario ricalibrare il Sé ideale e comunque vederlo come un obiettivo alto, difficile da raggiungere per tutti. E pensare che il Sé reale è quello che umanamente riusciamo a fare.

Quando inoltre ci si prefigge degli obiettivi se questi sono troppo complessi non si può sperare di raggiungerli facilmente. In conferenza è emerso il concetto di frammentazione degli obiettivi. Creando tanti piccoli obiettivi per arrivare a quello madre può essere un modo per riuscire.

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