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UN BLOG SULLO STUDIO DELLA MENTE

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Quali forze agiscono nel fallimento di un progetto

“Recuperata a sé l’attitudine attiva che aveva demandata a me egli si pone come soggetto di se stesso mediatore della sua interna contraddizione, e si rapporta a me come altro soggetto di un discorso e non più come parte di esso complementare alla mia”. Succede in analisi psicoanalitica.

(Tratto dal libro “al di là del tabù dell’incesto” di Silvia Montefoschi)

Il soggetto ha in sé contradditorietà si evince.

E ancora:

“Il pensiero dialettico si rivela…essere l’espressione del suo vivere dialetticamente se stesso, essendosi oramai riconosciuto nella condizione di chi, come l’essere umano, deve mediare termini della contradditorietà perenne della propria esistenza; e questi termini, di cui il paziente fa diretta esperienza nel patire e nell’agire la vicenda relazionale, si rivelano coincidere con due aspetti della realtà specificatamente umana, ovvero l’oggettualità e la trascendentalità, che sostanaziano la contraddizione fondamentale propria di chi, come l’uomo, è contemporaneamente passivo della natura e soggetto attivo sulla natura” (Tratto dal libro “al di là del tabù dell’incesto” di Silvia Montefoschi)

Esiste quindi in noi la contradditorietà. Un aspetto così e uno contrario. Come esistono pulsioni contrastanti quindi. Tendenze contrarie che ci rendono un essere vivente irriducibile a univoche definizioni.

Mi chiedo cosa succede nel fallimento di una persona. Quando non riesce o è disturbata.

C’è la pulsione a fare bene le cose, il desiderio del successo. Ma c’è qualcosa che si intoppa.

Quella pulsione non prevale, non fluisce liberamente e non permette al soggetto di realizzare i propri desideri. Non credo negli ostacoli esterni. Ovvero quelli ci sono ma i primi ad agire sono quelli dentro di noi.

“sono presenti in noi degli schemi mentali negativi” direbbe Louie Hay. Io infatti il fallimento lo vedo come una pulsione contraria alla realizzazione di un desiderio che va ritrovata ed elaborata.

Una pulsione che può essere viva perché il soggetto ha una bassa autostima e vuole confermare la sua ipotesi di valere poco fallendo. Può non essere pronto al successo, in quanto il successo può portare a nuove prospettive.

Vuole darsi una lezione. Avevo un progetto che è venuto male. Lo sto rilavorando ma non è lo stesso.

Volevo darmi una lezione. E chi è severo con se stesso lo fa. Perché a volte sono superficiale, mi sono data questa spiegazione. E mi sono punita. Da sola. Adesso ho capito e migliorerò.

E’ inconscio che vuole fallire per un senso di miglioramento e di cambiamento di prospettiva. Quando il lavoro va male è chiaro che il soggetto è obbligato a guardarsi dentro e fare qualcosa per cambiare.

Un’istanza contraria al successo è dentro di noi e agisce più o meno fortemente determinando l’esito delle nostre azioni.

E’ necessario riconoscerla e far prevalere la pulsione contrario. Riconoscerla ed elaborarla, magari la pulsione contraria al successo non era poi così forte o non era proprio quello che si voleva.

Fare una sintesi è impossibile. Siamo irriducibili, contradditori….

Silvia Montefoschi invita a riconoscere questa dialettica dell’inconscio e a superare il tabù dell’incesto ove i ruoli sono preordinati e si vive quindi solo una parte del proprio sé. Quella da dipendente se figlio, autorità se padre.

Ecco un passo che mi ha colpito

“Il simbolismo dell’incesto è infine una teoria della conoscenze che vede il suo progredire nella continua trasformazione del reale in coscienza reale o, potremmo ancora dire, nel passaggio dalla condizione in cui il reale si dà nella sua immediatezza a quella in cui di dà mediato dalla conoscenza di se stesso. Trasformazione questa che richiede il ripetuto congiungimento tra il soggetto conoscente e l’oggetto conosciuto, il quale realizza, grazie alla funzione mediatrice del soggetto riflessivo, nel momento in cui il soggetto riflessivo torna a rompere l’ordine sintattico del sistema conoscitivo precedente.

Questa teoria della conoscenza, quale elaborazione teorica del metodo conoscitivo psicoanalitico, interpreta a sua volta il momento trasformativo del sistema conoscitivo dell’uomo che in questo momento storico è oggetto del metodo stesso, in quanto l’urgenza della trasformazione è il fondamento della problematica esistenziale che persuade oggi la gente a intraprendere la via della psicoanalisi”

Bisogna conoscere se stessi fino in fondo. Solo così si può riuscire, riconoscendo le varie pulsioni. Perché sostengo il fallimento dipende da una nostra pulsione di non riuscire più forte per ragioni proprie del soggetto a quella del successo.

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