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Il perdono è la via regia per risolvere i conflitti e liberarsi dal passato. Per vivere meglio quindi, in pace con se stessi e con il mondo, eliminando disturbi fisici e psicologici correlati al risentimento. Studi scientifici lo dimostrano. A parlare di perdono per la risoluzione del conflitto è stato il ricco intervento di Enrico Molinari, Professore ordinario di Psicologia clinica all’Università Cattolica di Milano, direttore del laboratorio di Psicologia dell’Istituto Auxologico Italiano e consigliere dell’Opl, nel corso del convegno L’INTERVENTO PSICOLOGICO NELLA GESTIONE DEI CONFLITTI – In memoria di Giuseppe Tessera- tenutosi all’Università Cattolica il 10 novembre 2012.
Il prof. Molinari inizia la sua relazione parlando in generale di conflitti: “…fanno parte della nostra vita - sostiene - e della nostra biografia. La storia del mondo, inoltre, è una storia di conflitti. Hegel avvalorando la tesi di un conflitto necessario e inevitabile. Ne ha parlato anche Gandhi sostenendo che conflitto e violenza sono armi deboli mentre non violenza e pace sono armi forti”.
La storia dell’individuo è accompagnata da conflitti che partono dalla sua nascita e arrivano fino al punto di morte. Possono essere intrapsichici, interpersonali, di coppia, tra gruppi, ha detto ancora il prof. Molinari
Spiega poi tre possibilità che si hanno per la gestione di questi seguendo il filone della psicologia narrativa (Bruner, 1990). Tale corrente fa riferimento a un punto di vista, all’interno della disciplina, interessato al racconto della vita umana e, quindi, a come gli esseri umani costruiscono storie e ascoltano le storie degli altri.
I tre punti su cui si è focalizzato il prof. Molinari sono stati: la prevenzione, l’intervento, la possibile risoluzione dei conflitti.
La prevenzione
Ognuno di noi ha bisogno di essere riconosciuto nella sua unicità e di veder riconosciuta la sua differenza. Il mancato riconoscimento porta dei danni all’essere umano e conflitti.
Per prevenirli ci deve essere un lavoro preparatorio per sviluppare capacità di riconoscere gli altri nella loro unicità. La persona umana esiste nella relazione, relazione in cui si riconoscono le differenze. La prevenzione sta proprio in questo riconoscimento.
L’intervento nel conflitto
Si può intervenire attraverso la parola. E’ importante creare un spazio per l’ascolto delle storie e della biografia. Si tratta poi di fare un percorso di rielaborazione dell’esperienza e di riscrittura di questa.
La possibile soluzione
E qui torniamo al nostro post. Una possibile soluzione secondo il prof. Molinari sta nel perdono.
Parlare di perdono è complesso perché ha implicazioni religiose, sostiene il Professore. Però studi scientifici pure hanno dimostrato la bontà e l’utilità di questa pratica. Grazie al perdono ci si libera del passato, senza nulla togliere al ricordo.
Questo punto mi trova molto d’accordo. Ritengo che si può perdonare non giustificando quello che ci è stato fatto o dimenticandolo ma cercando di capire l’altro che ci ha fatto del male.
La persona che ci ha ferito probabilmente sta più male di noi, era in difficoltà, ha fatto quello che ha potuto in quel momento nella sua vita.
Non si tratta di giustificare il male ricevuto soltanto di vederlo in una prospettiva più ampia che comprenda l’altro e la sua fragilità.
Perdonando l’altro ci si libera dal rancore che porta solo male e negatività nel nostro corpo e nella nostra mente. Portando rancore si sta male, ci sono emozioni sgradevoli e spiacevoli in noi, un male che si ripercuote nella fisicità portando disturbi. Liberandoci dal rancore siamo liberi di amare completamente e senza riserve perché le emozioni ridiventano libere di fluire.
Per concludere il prof. Molinari ha citato sia Ferenczy che Melanie Klein i quali hanno parlato di perdono. In particolare Melanie Klein ha scritto riguardo il perdono dei propri genitori: eliminando i sentimenti di rancore verso i nostri genitori, sostiene Klein, fa essere in pace con noi stessi e ci rende capaci di amare gli altri.