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DONNE CHE ODIANO LE DONNE? COSA PORTA AI CASI DI VIOLENZA DI DONNE CONTRO LE PROPRIE SIMILI

Ci sono casi di violenza di donne contro donne. Da cosa deriva questo fatto? Le donne odiano le donne? Sono rimasta colpita dal film Malena di Giuseppe Tornatore in cui c’è una scena dove Malena, la protagonista, dopo la caduta del regime nazista in cui lei aveva fatto la prostituta per i tedeschi, viene picchiata a sangue dai suoi compaesani che erano sempre stati contro il regime. Certamente bisogna considerare che Malena era stata dalla parte dei tedeschi ma lo aveva fatto per dei dolori che aveva avuto nella vita e per le circostanze avverse di questa, certo non perché le piacesse. Quello che mi ha colpito è la ferocia con cui altre donne picchiavano lei, una loro simile. La ferocia delle donne era davvero spaventosa. E la storia insegna che non era certo l’unico caso.

Leggendo il libro di Laura Grasso Madri e figlie. Specchio contro specchio ho trovato degli spunti molto interessanti.

Il libro affronta tra le altre cose i sentimenti di violenza delle madri contro le figlie che poi proiettano anche su altre donne. Grasso racconta che molte madri nutrono sentimenti violenti verso le figlie che si manifestano nei sogni e in alcuni comportamenti. Nel libro sono riportati sogni in cui le figlie vengono stuprate, oppure comportamenti reali di violenza quando le figlie manifestano nel corpo i primi segni della sessualità. Ci sono dei casi in cui queste vengono picchiate e umiliate.

Perché avviene tutto questo? Secondo Grasso:

“Se il bisogno di impossessamento/incorporamento della figlia risponde ad una caratteristica prettamente femminile in quanto richiama in modo diretto la fisiologia del corpo femminile, corpo costruito per ‘contenere’ al proprio interno sia il figlio che il sesso dell’uomo, il rifiuto verso la sessualità della figlia, fin la repulsione verso il suo corpo, la denigrazione e lo svilimento, portano i segni oltre che di una feroce rivalità tra donne anche di un desiderio profondamente aggressivo verso la figlia. Desiderio la cui repressione e censura impediscono che si manifesti come tale per assumere invece l’aspetto della denigrazione e del rifiuto”

Grasso dice che questi sentimenti di rifiuto e di non riconoscimento del corpo della figlia derivano dalla madre della madre che provava le stesse cose e che, anche lei, considerava il sesso femminile inferiore e non degno di rispetto. La donna si identificherà quindi nell’uomo e considererà il corpo di un’altra donna, di conseguenza quello della figlia, un corpo da conquistare e possedere maschilmente, un desiderio di appropriazione.

La madre non sopporta quindi che il corpo della figlia sia un corpo sessuale che viene offerto all’uomo e non a lei, che lo desidera possedere.

Quindi desiderio frustrato di possesso del corpo della figlia dovuto al bisogno inconscio di incorporamento e la cultura maschilista che svilisce il sesso femminile creano il bisogno di identificarsi delle madri e delle donne in genere nel maschio con tutte le conseguenze di questa identificazione. Queste radici provocano la violenza delle madri contro le figlie e in genere delle donne verso altre donne.

Come se ne potrebbe uscire? “Grasso dice che “si tratta di creare le condizioni per le quali la donna non abbia più ‘bisogno’ di incorporare un’altra donna per dare senso alla propria esistenza. Si tratta di creare le condizioni per le quali la comunicazione della femminilità avvenga non più solo tra madre e figlia, in un rapporto di coppia mortifero e castrante, ma tra più donne e anche uomini – recuperati nella loro femminilità – in un rapporto di circolarità collettiva che, in quanto tale, escluda il possesso e il bisogno l’una dell’altra”

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