Overblog Tutti i blog Blog migliori Letteratura, poesia e fumetti
Edit post Segui questo blog Administration + Create my blog
MENU

UN BLOG SULLO STUDIO DELLA MENTE

Pubblicità

CONTRASTARE LA VIOLENZA E’ UN LAVORO CHE RIGUARDA TUTTI, MA AGLI UOMINI UNO SFORZO MAGGIORE!

Gli avvenimenti come le emozioni e i sentimenti non sono attribuibili a un soggetto soltanto, donna o uomo, ma avvengono in una relazione: scorrono, fluiscono e circolano all’interno di un rapporto.

Questo ho imparato dalla politica delle donne e dalla Scuola di psicoterapia che sto frequentando al primo anno a indirizzo sistemico relazionale.

Ho seguito sul web la vicenda delle accuse di una donna a un associato di Maschile Plurale e letto degli articoli.

Quello che penso è che per uscire dalla violenza donne e uomini hanno un importante lavoro su di sé da svolgere, interrogare le loro zone d’ombra e le dinamiche di coppia tuttavia agli uomini tocca uno sforzo maggiore e di molto.

Sono d’accordo con Marco Deriu quando scrive che “Anche nella discussione on line, è successo che l’urgenza di accusare o difendersi, di schierarsi o incantonare qualcuno, di associare le parole alle persone e le persone a un giudizio univoco piuttosto che far spazio al pezzo di verità che l’altro portava per provare a metterlo assieme al nostro, ha attraversato tutti e tutte. Nessuno escluso/a…. .La conclusione, apparentemente paradossale è che occorre rinunciare a credersi totalmente trasparenti a noi stessi, o a ritenersi unicamente buoni, immuni dalla violenza, per poter sviluppare delle risorse interiori e relazionali che ci aiutino a prevenire o a superare i possibili atteggiamenti violenti. (Un racconto coinvolto - 11 luglio 2014 -maschileplurale.it)”

Anche nell’articolo di Lia Mastropaolo che ho affrontato a Scuola ( “La violenza familiare al crocicchio tra terapia, mediazione e giustizia”) , si sostiene che la violenza riguarda tutti gli esseri umani e che:

  • si sviluppa nelle relazioni
  • siamo tutti, quindi, potenzialmente dei violenti
  • la violenza nasce dalla paura che a sua volta viene alimentata dal giudizio negativo creando una spirale da cui non se ne esce
  • se restiamo nella posizione di giudizio e punizione perpetuiamo la violenza.
  • il sex offender maltratta quando non si sente amato o quando vuole dominare invece che amare.

Ho fatto all’interno della Scuola di psicoterapia un laboratorio sul tema della violenza alle donne (“Come fare un lavoro con un sex offender o potenziale sex offender ragionando in un'ottica circolare senza schierarsi dalla parte della vittima pur riconoscendone chiaramente la gravità della situazione?”)

Tra le varie riflessioni ci sono state delle simulate tra cui una in cui io e un ragazzo facevamo la parte di una coppia dove lui era un violento. Abbiamo simulato una discussione in cui lui mi annunciava che non sarebbe venuto a una cena con i miei genitori a cui io tenevo per giocare a calcio.

Lui era indubbiamente crudele nello squalificare il mio desiderio e nello schicciare il mio sentire (quindi agiva molta violenza psicologica), ma io? Io continuavo la mia battaglia a suon di sensi di colpa anche molto sottili.

Quindi? Anch’io agivo violenza.

Certo la questione è relazionale, quindi ma c’è anche tutta una parte culturale e sociale da non sottovalutare.

Sono d’accordo con quanto sostiene Laura Colombo ovvero che “la violenza sessista non danneggia gli uomini, anzi” (http://www.libreriadelledonne.it/la-violenza-sessista-non-danneggia-gli-uomini-anzi/).

Scrive: “Il punto politico che mi preme sottolineare è quello sollevato da Massimo Lizzi, quando ha detto che nella nostra cultura gli uomini continuano a essere in vantaggio per il semplice fatto di essere uomini e che il fatto della violenza sessista non li danneggia, anzi! Lo sappiamo, la nostra è una civiltà cresciuta sulla violenza contro le donne e sul vantaggio maschile. Pensiamo per esempio al matrimonio, storicamente inteso come istituzione patriarcale che permetteva alle donne di mantenersi in cambio di prestazioni sessuali (Carole Pateman ha parlato di “contratto sessuale”). Oggi la maggioranza degli uomini non è responsabile di violenza ma di indifferenza, perché la violenza di pochi, dice Lizzi, porta vantaggi all’intero genere maschile: controllo e potere sulla donna, facile soddisfazione dei propri desideri a discapito di quelli di lei, appagamento dei propri bisogni affettivi e via discorrendo. La violenza è quindi strutturale, connaturata al rapporto di potere tra i sessi, non tanto al maschio. I vantaggi sono anche personali, in termini di carriera e soldi per i progetti, di riconoscimento, stima e approvazione da parte delle donne. Di più, se un uomo parla contro la violenza sessista “brilla” e subito la cosa diventa politicamente significativa, più che se parlassero cento donne”

La questione quindi si complica e mi viene da pensare che verrà spontaneo più agli uomini che alle donne proiettare fuori di sé il problema, ributtarlo sulle donne, rendendole carnefici. Evitare quindi le loro zone d’ombra. La loro non è solo una questione di salguardarsi psicologicamente da sentimenti pesanti e destabilizzanti, è anche una questione di perdita di potere sociale. Quindi hanno un lavoro in più.

Quello che dico in conclusione è che la violenza fisica come quella psicologica vanno interrogate nella dinamica di coppia, si devono considerare ombre di entrambi, lati oscuri, parti di noi che non ci piacciono e questo lavoro deve riguardare donne e uomini tuttavia gli uomini devono fare uno sforzo maggiore perché dalla violenza traggono guadagno sociale e ne hanno tratto per secoli e secoli.

Mi prendo la responsabilità del mio istigare sensi di colpa al mio partner come emerso nel role playing ma lui è sostenuto e reso forte anche da una società che ancora oggi lo spalleggia e lo incita al dominio, e, dal suo comportamento, trarrà oltre che un beneficio psicologico (fa quello che vuole a discapito mio) anche un beneficio sociale (l’approvazione della società). La sua portata violenta anche se non è a senso unico è certamente la più importante.

Pubblicità
CONTRASTARE LA VIOLENZA E’ UN LAVORO CHE RIGUARDA TUTTI, MA AGLI UOMINI UNO SFORZO MAGGIORE!
Torna alla home
Condividi post
Repost0
Per essere informato degli ultimi articoli, iscriviti: