UN BLOG SULLO STUDIO DELLA MENTE
Facebook: un mondo da scoprire. Bellissimo per intrecciare nuove relazioni facilmente, per ritrovare vecchi amici e conoscenti. Un modo per essere aggiornati sulle attività degli amici, condividere con loro i momenti più belli e poter far condividere i propri.
Eppure un’invenzione che, all’apparenza sembra solo bella, ha un rovescio della medaglia. Recenti studi hanno dimostrato che Facebook può essere causa di dipendenza e di altri disturbi poi correlati a questo.
C’è poi anche la piaga sociale. L’utilizzo del social network da parte di maniaci e pedofili che approfittando, molto spesso, della giovane età e dell’ingenuità delle vittime, adescano ragazzini e ragazzine. Spesso sui giornali si legge che molti di questi personaggi vengono scoperti e arrestati. Molti ma non tutti. E gli altri?
In questo breve scritto non mi soffermerò su questo però rimandando a un’indagine più ampia, vorrei semplicemente riportare l’attenzione sulle sintomatologie legate all’uso di questo mezzo.
Facebook può indurre dipendenza e questo avviene sia in persone con precedenti patologie gravi (di tipo nevrotico o psicotico) ma anche in persone che qualche problema ce l’hanno ma non si è in presenza di livelli patologici gravi. Le persone che cadono nella rete della dipendenza da social network hanno un’autostima molto bassa e difficoltà di relazioni reali. Allora si buttano sulla rete dove gli incontri sono facili, immediati, e sono tanti e inoltre si può rimodellare o creare ex novo l’identità (e questo è perfetto per chi soffre di bassa autostima).
La persona dipendente si isola sempre più dalla realtà e in caso di astinenza da rete presenta dei sintomo tipo ansia, depressione, disturbi del sonno e il cosidetto carving, ovvero il pensiero fisso- ossessivo su come fare a riconnettersi quanto prima
Dagli studi fatti emerge che l’abuso dei social network porta anche a problemi di competizione con altri utenti: chi ha più amici, chi è più seguito…il problema è che è tutto virtuale.
Una curiosità. Ho visto il film Social network che raccontava della vita dell’inventore di Facebook. Beh pare che l’invenzione geniale sia stata la sua risposta a una delusione d’amore.
Come dire…la sofferenza era già dentro il progetto….
Comunque al paziente affetto da questo tipo di dipendenza farei fare alcuni test proiettivi per vedere se alla base ci siano patologie pregresse di tipo nevrotico o psicotico. In caso affermativo procederei con la terapia di quelle o con l’invio a uno specialista specifico in caso di disturbi particolari.
Nel caso di una bassa autostima o difficoltà di relazione lavorerei sul rafforzamento dell’immagine di sé, cercando di far scoprire la paziente i suoi veri valori, le sue potenzialità, la sua capacità (che in quel momento tiene ben nascosta) di instaurare relazioni positive reale.
Un lavoro di crescita personale né immediato, né semplice che coinvolge paziente e psicologo in un percorso spesso in salita. La dipendenza è purtroppo un problema molto serio.
Come ogni bella invenzione anche Facebook ha una doppia faccia. E’ necessario conoscerla bene in tutte le sue dinamiche in modo da poter utilizzare al meglio un’invenzione che ha tuttavia molte potenzialità positive.