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L’ansia. Cos’è?
Può essere utile in caso di pericolo reale per stimolare la produzione di sostanze che ci rendono fisicamente più preparati a superare la situazione rischiosa oppure in caso di un esame o di una prova, se a livelli accettabili, ci stimola un livello di attenzione alta con conseguenti prestazioni migliori.
L’ansia però a volte degenera, è troppa e capita quando non deve capitare oppure sotto esame o prove è eccessiva fino a compromettere le prestazioni.
Qual è la sua definizione?
“Uno stato emotivo a contenuto spiacevole, associato ad una condizione di allarme e di paura che insorge in assenza di un pericolo reale e che, comunque, è sproporzionata rispetto ad eventuali stimoli scatenanti.
(Trattato italiano di psichiatria, Perugi, Toni, 2002, p. 600)” (www.psicologi-italia.it)
A cosa è dovuta?
Molti posso essere i fattori. Fisiologici? In certi casi ma in altri la natura è prettamente psicologica
A volte sono mete troppo alte che ci poniamo, un Sé ideale troppo elevato a cui vogliamo a tutti i costi uniformarci che ci fanno cadere in stati ansiogeni patologici. Oppure quando si tende a programmarsi tutto e capitano imprevisti allora si può reagire con stress.
Come combattere l’ansia? Più si cerca di tranquillizzarsi peggio è. L’ansia non va combattuta.
Intanto bisogna recuperare il rapporto con il nostro Sé reale e dirsi che facciamo quello che possiamo senza aspettative troppo elevate, percorrendo la propria strada come si può con i nostri pregi e difetti.
Riporto le parole di un bellisismo articolo su http://www.psicologi-italia.it/psicologia/ansia/665/ansia.html
“La regola per combattere l’ansia parte da un’unica affermazione, che l’ansia non va combattuta. Non dobbiamo combattere, dobbiamo cedere. Dobbiamo imparare a non pretendere niente da noi stessi, dobbiamo fare le cose per come le sappiamo fare non per come dovrebbero essere fatte. L’idea di non migliorarci ci può regalare uno stato di pace, non dobbiamo avere alcuna aspettativa ma essere semplicemente presenti nelle azioni che facciamo. Bisogna che impariamo a non guidarci e a non dirci sempre “sei andato bene” o “non sei andato bene”. Spesso nella vita di tutti i giorni ci sforziamo di voler essere agli occhi degli altri un modello, un punto di riferimento, una persona sulla quale poter contare; cerchiamo sempre di fare la cosa giusta nel momento giusto, di accontentare tutte le richieste che ci vengono fatte dalle persone che amiamo. Ma quando tutto questo ci allontana dai nostri veri desideri, quando ci imponiamo di essere quel modello a tutti i costi, allora la nostra psiche si ribella a quell’Io troppo rigido che non ci permette più di esprimerci come dovremo. Dobbiamo accogliere l’ansia come un consiglio che ci viene dato dal nostro corpo che in qualche modo non vuole più sottostare a quella figura di perfezione che ogni giorno ci sforziamo di essere".
Per quanto riguarda gli imprevisti bisognerebbe cercare di vivere la vita come un’avventura e stare a guardare quello che ci riserva. In caso di eventi che non ci aspettiamo accadono, viverli tranquillamente cercando di trarre esperienze e insegnamenti positivi anche da questi.
Quando meno te l’aspetti, la vita ti sorprende. E’ necessario imparare a vivere queste sorprese creativamente, cercando di ritagliarsi esperienze costruttive ed emozioni positivi anche in cattività. Con la forza e la creatività nel vivere ce la si può fare. Viversi come esploratori avventurieri.
A volte l’imprevisto può essere anche richiamato dal nostro inconscio per smuovere delle situazioni della nostra vita troppo stagnanti.